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| Notate i sette candelabri evidente richiamo alla menorah ebraica |
Cari amici i nostri amici del cosiddetto patetico e ridicolo"osservatorio"dedicano un thread al settimo anniversario del Motu Proprio Summorum Pontificum.Ci chiediamo,cosa ci faccia un simile thread su un blog che ha la velleità di "osservare"il Cammino Neocatecumenale?Cosa c'entra il Summorum Pontificum con il Cammino Neocatecumenale?Quando tiriamo in ballo la vicenda dei Francescani dell'Immacolata,i cosiddetti "osservatorucoli",soprattutto Lino Lista ,si trincerano,con grande ipocrisia,dietro la scusa,secondo la quale,l'argomento FI non sarebbe di loro pertinenza e non li riguarderebbe essendo il loro,un blog sul Cammino Neocatecumenale.Beh allora ripeto la domanda:Che c'entra il Summorum Pontificum con il Cammino?
Cari "osservatori"è una domandina semplice semplice a cui vorrei rispondeste!!
Gli "osservatorucoli"fanno un ridicolo e pretestuoso confronto tra la Messa Tridentina e le celebrazioni del sabato sera,presentando la prima come la "Messa ideale"verso la quale andrebbero,secondo loro, quelli che abbandonano il Cammino,cosa assolutamente falsa,molti fuoriusciti dal Cammino non sanno nemmeno dell'esistenza della Messa Tridentina.Poichè non scendiamo dalle montagne con la piena,abbiamo capito già da un pezzo ,che il vero obiettivo degli attacchi dell'"osservatorio"non è il Cammino ma il Concilio Vaticano II e la riforma liturgica operata da Papa Paolo VI che scaturì nel Messale Romano del 1970.
La verità è che la Messa Tridentina non è affatto quell'ideale che i tradizionalisti e anche l'"osservatorio" ci
descrivono.E' vero che il rito Tridentino è stata la forma ordinaria del rito latino dal 1570 al 1969 ma non era esente da difetti anche grandi.Chi vi ha partecipato ,almeno una volta, si rende conto benissimo dei pregi ma anche dei difetti e dei limiti di questo rito.Anche il Motu Proprio Summorum Pontificum,tanto elogiato anche dall'"osservatorio"non è esente da cose discutibili come la vicenda dei Francescani dell'Immacolata ha evidenziato.La Chiesa,con il Concilio Vaticano II ha voluto riformare il Messale Tridentino proprio perchè ne vedeva i difetti e l'inadeguatezza.I Padri del Concilio Vaticano II avevano celebrato il Rito Tridentino e lo conoscevano benissimo.
In realtà noi pensiamo,siamo in buona compagnia,che il Summorum Pontificum,se pure nato con buone intenzioni,non abbia influito positivamente sugli strappi con il mondo tradizionalista nè è servito realmente a risolvere il problema degli abusi liturgici che sono provocati ,più che altro,dall'ignoranza e dalla superficialità.Il Summorum Pontificum ha creato e crea problemi di carattere pastorale perchè crea un dualismo una dicotomia.La vicenda dei Francescani dell'Immacolata ne è un esempio chiaro.Si parla di arricchimento della forma ordinaria del rito romano,attraverso la coesistenza di esso con quello precedente.Noi esprimiamo le nostre perplessità circa questo perchè riteniamo che la coesistenza delle due forme sia già presente nel rito romano riformato dopo il Vaticano II.La Chiesa ha riformato il Messale di Pio V sopprimendone alcune parti non più adeguate.Ci chiediamo,quale arricchimento possa venire dalla riproposizione di un rito ritenuto già,cinquanta anni fa,superato e da riformare?
Comunque ai filotradizionisti "osservatori"del Cammino,proprongo la lettura di un libro scritto da G.Boselli intitolato : Nobile semplicità. Liturgia, arte e architettura del Vaticano II, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose.Tratta il tema dei problemi derivati dalla coesistenza delle due forme del rito romano.Ne proprongo uno stralcio:
LA COESISTENZA DELLE DUE FORME DI RITO ROMANO
A proposito di questioni aperte, non si può dimenticare la coesistenza delle due forme o usi del rito romano in seguito al motuproprio Summorum Pontificum di papa Benedetto XVI del 2007. Mi sembra impossibile conciliare questo documento con l’auspicio espresso in termini quanto mai chiari nella Sacrosanctum concilium. Il concilio era convinto che la liturgia romana prima del Vaticano II non fosse più rispondente alle esigenze teologiche, spirituali e formali della nostra epoca e che inoltre nel corso della storia fossero andati perduti elementi di grande valore. La forma preconciliare della liturgia romana era giudicata non più adeguata all’impostazione teologica di base della Sacrosanctum concilium. Inoltre in quest’ultima si postula la necessità di una riforma “qualora si siano introdotti elementi meno rispondenti all’intima natura della liturgia stessa” (SC 21). Si potrebbero ancora citare alcuni aspetti supplementari dell’applicazione e della ricezione della Sacrosanctum concilium per sottolineare che la liturgia romana nella sua forma postridentina non è conciliabile con gli obiettivi del concilio ecumenico. Inoltre la presa di posizione del motuproprio incoraggia una visione individualistica della liturgia, tipica dell’epoca postmoderna, sulla base della “scelta” personale della forma di celebrazione da parte del presbitero o di un gruppo interessato, scelta che quindi può avere conseguenze negative sulla vita di una comunità locale o anche diocesana. Su questo punto, la chiesa cattolica si trova di fronte a una questione aperta ed estremamente grave per la liturgia, ma che eccede ampiamente l’ambito liturgico.
Da un brano dello studio di Martin Klöckener, “Sacrosanctum Concilium: ricezione, attualità e problemi aperti (pp. 37-66 del volume; qui pp. 58-59)contenuto nel volume indicato.
Cari "osservatori"giù la maschera!!Siete tradizionalisti,lo abbiamo capito già da molto tempo.
Perchè vi nascondete?Abbiate il coraggio di ammetterlo.
Perchè vi nascondete?Abbiate il coraggio di ammetterlo.
